Tre bambini chiedono casa, Pillon parla ai genitori

Per Nathan e Catherine «le immagini aiutano più delle parole».
E così l’asinello Gallipoli, un simpatico ribelle che fugge sempre, diventa il filo emotivo che tiene uniti genitori e figli, mentre si segue una traiettoria precisa per riportare i bambini a casa.
La coppia anglo-australiana incontrerà di nuovo i tre bimbi.
La prossima settimana potranno riabbracciarli, lontano dalla comunità di Vasto che li ospita da sei mesi.
Gli appuntamenti sono già calendarizzati e saranno progressivamente ampliati.
«I colloqui, gli incontri e le videochiamate dei miei assistiti con i bambini procedono regolarmente.
I genitori si attengono scrupolosamente alle indicazioni ricevute, anche se non possono non notare che i loro figli, in ogni occasione, chiedono quando potranno tornare a casa – afferma il nuovo difensore, l’avvocato Simone Pillon – Mancano loro la mamma e il papà, ma anche il cavallo Lee, l’asinello Gallipoli, i due cagnolini Spirit e Mr.
Fluffy, i quattro gattini, le papere e le galline che vivevano con loro e facevano parte della loro quotidianità».
Nei prossimi giorni verrà depositato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila anche il dossier dei consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, con le controdeduzioni alla bozza di perizie psicologiche redatta dalla ctu Simona Ceccoli.
Entro la fine di giugno è attesa la relazione finale.
Ceccoli non ha riscontrato in Nathan e Catherine «patologie psichiatriche clinicamente evidenti».
Un elemento tutt’altro che secondario.
La consulente ha inoltre indicato un percorso graduale di riavvicinamento, con la ripresa dei rapporti tra madre e figli, separati il 6 marzo scorso, attraverso incontri protetti in luogo neutro.
Il padre continuerà a vedere i bambini secondo le modalità già stabilite.
«Al termine di un periodo di osservazione, calibrato sui bisogni dei minori e in assenza di criticità – scrive Ceccoli – si potrà passare a incontri liberi di almeno due ore, con possibilità di uscire dalla struttura.
Solo dopo il pieno rispetto delle prescrizioni si potrà valutare il rientro presso il domicilio familiare».
Un rientro che, in ogni caso, avverrà in modo progressivo.
Inizialmente nei fine settimana, fino a un eventuale ritorno definitivo, accompagnato da un supporto di educativa domiciliare.
Tuttavia, la situazione potrebbe evolvere positivamente per la famiglia.
La linea del difensore Pillon è prudente ma articolata su più livelli.
L’obiettivo è dimostrare l’idoneità genitoriale.
Da un lato, la difesa evidenzia la piena disponibilità a «documentare tutto quanto richiesto», segnale tecnico di apertura sul piano probatorio; dall’altro, richiama la centralità dei diritti familiari, con l’intento di riequilibrare il rapporto tra famiglia e istituzioni.
Non manca l’apertura a un clima di «lealtà, correttezza e trasparenza da parte di tutti», formula che lascia intendere la volontà di collaborazione ma anche un’attenta vigilanza sull’operato dei soggetti coinvolti.
Sulla questione mediatica la linea è altrettanto chiara: ridurre la pressione attorno alla vicenda per proteggere i minori e favorire un esito equilibrato del procedimento, sottraendo il caso a narrazioni distorte o dannose.
Si tenta di ridefinire il campo di gioco, costruendo un percorso strutturato verso la possibile ricostituzione del nucleo, oggi frammentato.
«Martedì prossimo tornerò a incontrare i miei assistiti e vedrò gli operatori coinvolti, tra cui i servizi sociali e i responsabili della casa famiglia – conclude Pillon – Rinnovo la disponibilità a una collaborazione leale che consenta di risolvere questa situazione il prima possibile».
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