Sinner a Wimbledon: “Sono normale”, tutto il resto conta meno

Jannik Sinner torna a Wimbledon da campione in carica e, nell’intervista al Telegraph, minimizza i grandi risultati: dice di non giocare per i record e di sentirsi “una persona molto normale”. Parla anche dei suoi sogni lontani, della rivalità con Carlos Alcar
Quando Jannik Sinner si presenta davanti alle domande dopo il suo ritorno a Wimbledon, non sembra il tipo da “esagerazioni”. Lo dice lui stesso, in un passaggio secco nell’intervista pubblicata dal quotidiano inglese Telegraph: «Sono una persona molto normale».
Eppure chi parla è un giocatore che guida il ranking mondiale da 78 settimane. ha vinto quattro Grandi Slam ed è diventato il primo tennista nella storia a vincere sei Masters 1000 consecutivi. Ma Sinner, secondo quanto racconta nel colloquio, non si considera speciale. Resta concentrato sul suo obiettivo personale: «il tennis. Gioco per me stesso, non per i record. Mi piace essere il migliore. ma l’unica cosa che voglio raggiungere è poter dire. quando finirò questa carriera. di aver fatto tutto il possibile per diventare il miglior tennista per me stesso». Accanto a questo. rimane un atteggiamento quasi impenetrabile. calmo e composto. mentre intorno a lui il mondo dello sport continua a correre.
Il tennis non è solo una meta, per lui. È una forma di identità. Sinner racconta di essersi innamorato del controllo proprio dentro al gioco, fin da quando era un bambino. A otto anni praticava sci e calcio con risultati buoni e idolatrava Bode Miller, oltre ai piloti di Formula 1. Poi, una rivelazione semplice: «Il mio sogno era diventare un pilota di Formula 1». Un sogno, però, senza strada: «ma non avevamo soldi, quindi non abbiamo nemmeno iniziato…». In quella mancanza di risorse c’è anche l’origine di una scelta che oggi appare decisiva.
Quando spiega perché non ha mai mollato la racchetta, il ragionamento resta legato alla vita reale e non alle vetrine. «Vengo da un paesino molto piccolo, dove la gente non gioca a tennis», dice. «Giocavo solo un paio d’ore a settimana». Poi l’idea che cambia tutto: giocando «a un certo punto me ne sono innamorato. perché quando giochi sei l’unico che può fare la differenza». E soprattutto. secondo Sinner. il tennis permette di capire davvero chi si è: «Potevo avere il controllo. certo. ma anche capire come sono come persona. perché credo che quando qualcuno è stressato. si possa vedere com’è veramente».
Il controllo, però, non esclude l’aggressività. Sinner racconta di essere «sempre stato così». Prima delle partite ascolta musica per caricarsi e calmarsi: cita gli Hilltop Hoods, gruppo hip-hop australiano degli anni ’90. E conferma che è raro vederlo stressato: «Ecco perché ci alleniamo, cercando di capire quale colpo funziona meglio». È un modo di stare sul campo che si traduce anche in un’idea di preparazione: capire cosa serve davvero. non cercare scorciatoie.
La settimana del ritorno a Wimbledon si intreccia poi con l’orizzonte della sua rivalità con Carlos Alcaraz. Dopo il periodo dei big four — Djokovic. Federer. Murray e Nadal — e dopo un periodo di stasi. Sinner e Alcaraz sono diventati i due volti con cui il tennis moderno si misura di continuo. Nel racconto di Sinner, però, non c’è solo competizione: «Carlos è un amico, ma anche un rivale». Poi l’idea centrale: «Credo però che le rivalità possano anche trasformarsi in belle amicizie. Esistono rivalità sane – credo che la nostra sia una di queste». Sinner aggiunge anche un senso di tempo: «Prima o poi arriverà anche qualcun altro. so che le cose possono cambiare in fretta». Per restare stabile in mezzo alle trasformazioni. dice di concentrarsi su ciò che può controllare: «Io mi concentro su ciò che devo fare e su ciò che posso controllare».
Perfino il dopo, quando parla di cosa farà una volta chiusa la carriera, rimanda allo stesso filo. «Dopo la mia carriera ci sarà un nuovo capitolo», dice. «Conoscendomi, non sarà nel tennis. Vorrei fare cose diverse».
Prima ancora di arrivare a Wimbledon, i dettagli della vita quotidiana hanno fatto da cornice alla vittoria sul campo. Nell’intervista, Sinner ricorda che aveva appena finito di festeggiare il titolo di Montecarlo contro Alcaraz. I festeggiamenti. racconta. coinvolgevano il suo team: «Mi piace che tutta la squadra si riunisca. perché senza di loro non è possibile. quindi abbiamo allestito un lungo tavolo. messo della musica. mangiato bene e bevuto qualcosa». E c’è un’immagine concreta di come lui gestisce ciò che vuole e ciò che non vuole: «Rigorosamente bevande analcoliche». specifica. Non gli piace il sapore dell’alcol: «Preferirei una Coca-Cola Zero». Allo stesso tempo, ammette eccezioni: «Ma a volte mi piacciono lo Champagne e il vino bianco».
Il racconto dei festeggiamenti si chiude con un’altra priorità personale: il dessert. «Il dessert era più importante: tanto gelato, tante torte». Per il resto, dice, il menu era pieno: «Ma per il resto pasta, pesce e carne. Abbiamo mangiato molto».
Poi, però, la storia mette in chiaro che non c’è solo luce. La carriera di Sinner ha avuto ombre precise. Nel racconto torna la squalifica legata al caso Clostebol. scoppiato nel 2024 e concluso con una sanzione: «tre mesi». da febbraio a maggio 2025. Sinner ammette che «ho capito che c’è anche una vita fuori dal campo». E specifica l’effetto: «Stare lontano dal tennis per un po’ mi ha fatto bene».
Proprio mentre rilasciava l’intervista al Telegraph, non poteva sapere che poco dopo sarebbe arrivato un altro stop. Due mesi più tardi, infatti, si sarebbe ritirato per un malore al Roland Garros 2026, appena al secondo turno. Il torneo di Parigi. nel suo racconto. assume il sapore di un destino complicato: lo scorso anno perse la finale contro Alcaraz sciupando tre match point.
Adesso il ritorno a Wimbledon si carica di una sfida che Sinner descrive senza giri: «È il posto migliore in cui un tennista professionista possa trovarsi». E lì proverà a difendere il titolo vinto un anno fa, impresa riuscita solo a nove tennisti nell’era Open.
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