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Caso Garlasco, l’avvocato Lovati consiglia a Sempio di non presentarsi

L'ex legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati, contesta la nuova strategia della Procura di Pavia sul caso Garlasco, definendo le indagini deboli e consigliando al suo ex assistito di non presentarsi all'interrogatorio.

Il caso Garlasco torna a far discutere, con l’ex legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati, che punta il dito contro l’operato dei magistrati in una recente uscita pubblica.

Secondo l’avvocato, le nuove indagini condotte dalla Procura di Pavia, che ora indicano Sempio come unico presunto responsabile del delitto, sarebbero basate su fondamenta fragili e prive di logica concreta.

Le dichiarazioni di Lovati arrivano in un momento delicato, subito dopo la convocazione a sorpresa di Sempio per l’interrogatorio previsto il 6 maggio.. Il legale definisce il repentino cambio di rotta degli inquirenti come un evidente segnale di debolezza investigativa, criticando il passaggio da un’ipotesi di omicidio in concorso a quella di un colpevole solitario.

Questa presa di posizione mette in luce una frattura profonda tra la strategia accusatoria della Procura e la difesa, sollevando dubbi sulla tenuta dell’intero impianto accusatorio costruito attorno alla figura di Sempio.

La ricostruzione degli inquirenti, che ipotizza un movente passionale legato a un approccio sessuale respinto, viene bollata da Lovati come assurda e banale, sottolineando l’assenza di qualsiasi legame o fatto concreto tra i soggetti coinvolti.. Per il legale, si tratta di un tentativo estremo da parte della Procura di strappare una confessione in un caso ormai estremamente complesso.

Di fronte a questo scenario, l’avvocato è stato netto nel consigliare a Sempio di non presentarsi davanti ai magistrati per protestare contro quella che definisce una strategia sleale.. Lovati si dice convinto che il giovane verrà prosciolto e che, alla fine, questa lunga vicenda giudiziaria giungerà a una conclusione liberatoria per l’indagato.

Non è mancato un commento su Alberto Stasi, già condannato in via definitiva, che secondo Lovati resta estraneo a tutta la vicenda: «Anche lui è innocente, non c’entra nulla in questa storia».

La vicenda sottolinea quanto le ricostruzioni giudiziarie, se prive di prove schiaccianti, possano alimentare un clima di incertezza permanente, rendendo difficile l’accertamento della verità storica a distanza di anni dai fatti.

In conclusione, per Lovati il sistema giudiziario sta perdendo credibilità, avvertendo che se da un lato si arriverà probabilmente ad assoluzioni per i vivi, dall’altro la verità sulla vittima rischia di rimanere irrisolta in un mare di procedure contestate.

Questo dibattito evidenzia come la gestione dei casi irrisolti possa minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, trasformando il processo in uno scontro di strategie anziché in un percorso lineare di ricerca della verità.