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Taranto inaugura lo Sportello di Mediazione Interculturale Bakary Sako

In Comune a Taranto presentato lo Sportello di Mediazione Interculturale dedicato a Bakary Sako, per accoglienza, inclusione e risposta alla violenza.

Il nome di Bakary Sako diventa simbolo di inclusione e memoria condivisa.. Nel segretariato sociale del Comune è stato presentato lo Sportello di Mediazione Interculturale, nuovo presidio dedicato all’accoglienza dei cittadini stranieri, che l’amministrazione ha scelto di intitolare al 35enne maliano ucciso il 9 maggio scorso nella città vecchia.. Una conferenza stampa segnata dall’emozione e dal dolore della famiglia, ma anche da un confronto che ha toccato il tema della giustizia, dell’integrazione e della risposta

istituzionale alla violenza.. Presenti il fratello Souleymane e uno zio della vittima, accompagnati dalla volontaria di Mediterranea Saving Humans, Caterina Contegiacomo, insieme al sindaco di Taranto Piero Bitetti e all’assessore ai Servizi sociali Sabrina Lincesso.. L’iniziativa rientra nel progetto regionale “Puglia Inte(g)razione – Interazione e Governance interculturale”, finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2021-2027.. Sarà un punto di accesso per facilitare i servizi sociali, accompagnare i cittadini stranieri nei percorsi di inclusione e rafforzare

la presa in carico delle situazioni di fragilità.. Le polemiche e la risposta del sindaco Il sindaco ha definito l’inaugurazione dello sportello «un segno concreto di apertura e accoglienza della comunità tarantina.. Abbiamo deciso di intestarlo a Bakary Sako perché vogliamo che il suo ricordo sia costante nel tempo, offrendo un servizio a queste comunità e nel ricordo di questo povero ragazzo che ha perso la vita.. Abbiamo voluto dimostrare il pragmatismo e i veri

intendimenti che vanno, più che sulla comunicazione, su fatti concreti».. Bitetti ha inoltre difeso l’operato dell’amministrazione rispetto alle polemiche sulla mancata presenza alla manifestazione organizzata nella città vecchia dopo l’omicidio.. «Ero impegnato – ha chiarito – per una questione personale, di quelle che succedono poche volte nella vita, però mi sembra offensivo nei confronti del vicesindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali presenti, dei rappresentanti che i cittadini hanno voluto a rappresentare le proprie istanze,

e che erano lì, che hanno partecipato con determinazione, con chiarezza e con lo stesso spirito di accoglienza nel rispetto di un ragazzo che ha perso la vita.. Preferisco i fatti concreti alla comunicazione».. Non si è fatta attendere anche la questione del lutto cittadino, proclamato in alcuni comuni del territorio come Lecce e Pulsano, ma non a Taranto.. Un’assenza che ha alimentato polemiche politiche e sociali nelle ultime ore, con critiche sull’assenza di un

segnale formale da parte del capoluogo ionico.. Il primo cittadino ha comunque annunciato un contributo straordinario per sostenere il rimpatrio della salma e ulteriori iniziative di supporto alla famiglia.. «Stiamo facendo interventi concreti che non devono essere di facciata ma lasciare un segno reale», ha ribadito.. L’assessore Lincesso ha affermato che «il Segretariato sociale è la prima porta d’accesso per chi vive situazioni di difficoltà.. Qui accogliamo circa 5mila cittadini all’anno.. Dedicare questo sportello a

Bakary significa trasformare la disumanità in umanità e fare in modo che quanto accaduto non venga dimenticato».. Per Caterina Contegiacomo, che ha spostato l’attenzione dal puro fatto di cronaca alla sua radice culturale, Bakary Sako è «stato assassinato per mano di sei ragazzini, ma il mandante è il clima di odio che pervade l’anima di alcuni italiani.. Un clima d’odio sdoganato ormai dall’alto delle nostre istituzioni».. Le accuse del fratello Souleymane Sako, fratello minore di

Bakary, ha affidato ai social il suo straziante atto d’accusa: «Avete ucciso mio fratello senza motivo?. L’avete ucciso perché era nero?. Perché era africano?. Avete ucciso il figlio di qualcuno, il marito di qualcuno, il padre di qualcuno».. Nel suo lungo sfogo ha ricordato Bakary come «una persona educata, rispettosa, che non ha mai fatto male a nessuno», denunciando le difficoltà vissute dai migranti.. «Io – ha concluso – non odio nessuno, ma non posso

accettare che non ci sia giustizia.. Mio fratello è stato ammazzato come un cane».

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