Italy News

Il private debt italiano frena: raccolta in calo del 26%

Il mondo del private debt in Italia sta vivendo una fase quantomeno strana. Se guardiamo ai numeri freschi di Misryoum, balza subito all’occhio una contrazione che non può passare inosservata: la raccolta nel 2025 si è fermata a un miliardo di euro, segnando un netto -26% rispetto all’anno precedente. Siamo tornati indietro, ai livelli del 2022, quasi come se il settore avesse dovuto prendersi una pausa di riflessione forzata dopo le turbolenze che hanno agitato i grandi fondi americani.

C’è un dettaglio curioso, però: mentre chi raccoglie fatica, chi investe sembra avere il vento in poppa. È un paradosso? Forse. Si sente nell’aria, quasi come l’odore di pioggia prima di un temporale, che il mercato sta cambiando pelle. Certo, i numeri parlano chiaro: la raccolta di mercato è crollata del 41%, scendendo a 771 milioni. Gli operatori attivi sono diminuiti, passando da 14 a 12. Pochi, ma buoni? Chissà.

Il fatto è che, nonostante la raccolta anemica, l’ammontare investito è schizzato a 6,8 miliardi di euro, un +33% che fa rumore. Misryoum sottolinea come gran parte di questa spinta arrivi dai player internazionali — che poi sono quelli con le tasche più profonde — capaci di fare operazioni di una scala che i nostri operatori nazionali, pur realizzando il 54% dei deal, non sempre possono permettersi. L’86% del valore investito, infatti, porta una firma straniera.

E poi ci sono i soliti noti, come Cassa Depositi e Prestiti, che continua a fare la sua parte nel sostegno alle imprese con uno stock di impieghi che ha raggiunto i 75 miliardi. È un intervento massiccio, ma basterà a reggere il mercato nel lungo periodo? La domanda resta sospesa — o forse è solo un problema di prospettiva — mentre il settore si concentra su buy out e progetti di sviluppo.

La Lombardia si conferma il centro di gravità, ospitando il 42% delle società target, con la manifattura che continua a fare la parte del leone negli investimenti.

Alla fine, il settore si divide tra una raccolta che annaspa e una capacità d’impiego che sorprende, quasi a voler dimostrare che, nonostante le difficoltà, la voglia di investire non si è spenta affatto. Staremo a vedere.