Guerra ai cyberbulli, le scuole della Capitale mettono in campo l’IA

Partirà l’inizio del prossimo anno scolastico Educatamente 2.0: visori di realtà virtuale nelle scuole e una Fad per 5mila operatori.
Visori di realtà virtuale negli istituti superiori per contrastare il cyberbullismo.. E la formazione di 5mila operatori socio-sanitari per aiutarli a distinguere tra un uso funzionale e uno problematico dei dispositivi digitali.. Queste le direttive su cui si muoverà la seconda edizione di “Educatamente 2.0”, il progetto finanziato dal Ministero della Salute in partenza all’inizio del prossimo anno scolastico.. Guerra ai cyberbulli, le scuole della Capitale mettono in campo l’IA Si comincerà dai Municipi della
Asl Roma 1, che è capofila dell’iniziativa coordinata insieme all’Istituto superiore di sanità e al Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza.. La Commissione Scuola di Roma Capitale, nella figura della presidente Carla Fermariello, è ora al lavoro con l’obiettivo di diffondere il progetto in maniera capillare in tutti i Municipi.. Uno sforzo condiviso con la psicologa Lucia Chiappinelli, dirigente del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl Roma 1 e responsabile scientifica del progetto, che auspica la
costruzione di una vera e propria rete tra Asl, Muncipi e servizi educativi della Capitale per trasformare “Educatamente 2.0” in un sistema permanente di prevenzione e formazione sul benessere digitale.. «In realtà si tratta di un progetto nazionale – ha detto Fermariello – noi abbiamo coinvolto le coordinatrici pedagogiche di tutti i Municipi per far sì che possano aderire anche quelli al di fuori della Asl Roma 1.. Vogliamo dare massima diffusione a un progetto
gratuito e promosso da un ente pubblico con partner di altissimo livello».. I visori C’è quindi la volontà di agire su più livelli di prevenzione.. Il primo è l’intervento diretto di “Educatamente 2.0” nelle scuole secondarie di secondo grado con la sperimentazione della realtà virtuale contro il cyberbullismo, un fenomeno che nel 2024 – secondo i dati illustrati da Chiappinelli – ha riguardato circa un milione di studenti tra i 15 e i 19 anni,
con 800mila autori di comportamenti aggressivi online.. Gli studenti attraverso visori immersivi potranno vivere scenari simulati in modo da rafforzare le proprie competenze prosociali ed empatiche.. E quindi mettersi, insomma, nei panni dell’altro.. In questo senso, l’attenzione non è rivolta solo alle vittime del fenomeno, ma anche ai “carnefici”: la Asl Roma 1 ha già sperimentato una équipe specialistica itinerante che interviene – su richiesta dei docenti – laddove emergono i casi più problematici.. Il
modello utilizzato è quello delle pratiche riparative: si tenta di mettere in dialogo chi compie il comportamento aggressivo e chi lo subisce, ricostruendo la consapevolezza dell’impatto delle proprie azioni, che spesso online si perde o si sottovaluta.. La formazione Ma la novità principale della seconda edizione di “Educatamente 2.0” sta nel secondo piano di intervento.. Perché il progetto, rispetto alla sua fase iniziale, ha ampliato il target anche alla fascia 0-6 anni e, nello specifico,
ai cosiddetti “primi mille giorni di vita” del bambino.. L’attenzione è massima su fenomeni come il cosiddetto “ciuccio digitale”, cioè l’uso di schermi e di device già nei passeggini o durante l’allattamento.. La necessità è di intervenire prima che gli stimoli digitali producano effetti irrecuperabili sulla regolazione emotiva dei bambini.. Anche per rispondere a questa esigenza partirà a settembre una piattaforma Fad (Formazione a distanza, ndr) rivolta a professionisti della salute e del sociale –
quindi pediatri, medici di base, operatori dei consultori e dei servizi sociali – per riconoscere precocemente i segnali di rischio e utilizzare strumenti di screening per intercettare situazioni critiche.. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere almeno 5mila partecipanti in tutta Italia con l’idea, poi, di sviluppare – accanto ai corsi – anche incontri e seminari dedicati a famiglie, insegnanti e comunità educante, in modo da sensibilizzarli sui rischi a cui porta un utilizzo precoce e privo
di regole dei dispositivi.. Nella convinzione che non sia il mondo digitale in sé a rappresentare un pericolo, ma un suo utilizzo poco consapevole e troppo affrettato.
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