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Tregua tra Israele e Libano: tra festa a Beirut e dubbi sul campo

Finalmente è arrivata quella tregua di dieci giorni tra Israele e Libano di cui si parlava da tempo. A dare l’annuncio ufficiale è stato il presidente statunitense Donald Trump, in un clima che definire teso sarebbe un eufemismo. Hezbollah ha fatto sapere di aver preso atto del cessate il fuoco tramite due comunicati distinti — o forse tre, a dire il vero ho perso il conto — mantenendo però una posizione piuttosto ambigua. Hanno detto che le loro mosse dipenderanno dall’evolversi della situazione, il che lascia la porta socchiusa a qualsiasi scenario, giusto?

Per le strade di Beirut, intanto, si è sentito distintamente il frastuono degli spari in aria, un modo un po’ caotico per festeggiare l’inizio di questo stop alle ostilità. C’è odore di polvere da sparo e nervosismo misto a speranza, un odore che chi vive da queste parti conosce purtroppo troppo bene.

Secondo quanto riportato da Misryoum, Israele si è riservato il diritto di agire per autodifesa, pur impegnandosi a non condurre operazioni offensive via terra, aria o mare. Una distinzione sottile, quasi accademica, che però sul terreno assume tutto un altro peso.

E infatti l’esercito libanese ha già denunciato, proprio nel cuore della notte, alcuni attacchi israeliani che sembrerebbero contraddire lo spirito dell’accordo raggiunto. È frustrante, forse anche prevedibile in certi contesti.

Si vedrà nelle prossime ore se questa tregua reggerà o se è destinata a sgretolarsi come altre prima di lei. La diplomazia corre, ma la realtà del campo ha spesso un passo diverso, molto più brutale.

La situazione resta appesa a un filo, tra dichiarazioni ufficiali e colpi che ancora rimbombano. Vedremo.

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