Sostenibilità dei prodotti: le regole EPD secondo Elia Rillo

Elia Rillo, presidente del Technical Committee di EPD International, coordina le regole per rendere comparabili le dichiarazioni ambientali di prodotto.
C’è un dettaglio che decide se i numeri sulla sostenibilità dei prodotti parlano davvero la stessa lingua: non è la misura, ma il metodo.
Prima ancora di grafici e report, spesso la differenza tra un valore e un altro nasce da come le informazioni vengono raccolte, selezionate e trasformate in indicatori.. Misurare non significa soltanto produrre dati: significa dare loro un significato condiviso, così che possano essere confrontati in contesti diversi senza perdere coerenza.. È un passaggio delicato, perché in assenza di regole comuni ogni cifra rischia di rimanere dentro il perimetro di chi l’ha generata.
In questo scenario si colloca il lavoro di Elia Rillo, ingegnere di 35 anni diventato da pochi mesi presidente del Technical Committee di EPD International, realtà che gestisce uno dei principali programmi globali legati alle Environmental Product Declaration.. Il suo ruolo, come racconta Misryoum, non è quello di misurare direttamente gli impatti, ma di coordinare un gruppo internazionale che definisce come quelle misurazioni vengono effettuate, validate e comunicate.
Secondo Misryoum, le dichiarazioni ambientali di prodotto sono documenti tecnici pubblici e consultabili, pensati per descrivere la performance lungo tutto il ciclo di vita.. Non funzionano come etichette sintetiche: puntano invece a trasparenza e leggibilità, offrendo dati e metodologie per una valutazione più approfondita.
Il nodo centrale riguarda proprio la comparabilità.. Stabilire cosa includere, come trattare le fasi del ciclo di vita e come rappresentare i risultati non è una scelta neutra: può cambiare l’esito finale e, di conseguenza, influenzare la percezione delle prestazioni di un prodotto rispetto a un altro.. In alcuni settori, come le costruzioni, le dichiarazioni sono diventate un criterio per accedere a gare e appalti; altrove il requisito si sta diffondendo come modo per dimostrare specifiche caratteristiche.
Insight: quando le regole sono condivise, i dati smettono di essere “interni” e diventano un linguaggio utile anche per chi compra, progetta e decide.
Con oltre 18mila dichiarazioni pubblicate e migliaia di organizzazioni coinvolte, EPD International contribuisce a creare criteri comuni lungo le filiere produttive.. Il Technical Committee coordinato da Rillo riunisce esperti tra accademia, istituzioni e industria, con una rappresentanza che arriva da diverse aree geografiche.
In un ambito in cui spesso l’esperienza accumulata conta più dell’esposizione mediatica, Misryoum sottolinea anche l’aspetto anagrafico del profilo di Rillo: un percorso professionale definito in tempi rapidi, che gli consente di portare nei tavoli internazionali una specializzazione costruita nel tempo.. Il suo percorso parte tra studi e formazione sul Life Cycle Assessment, per poi consolidarsi in contesti dove queste analisi si applicano anche su scala industriale.
Secondo Misryoum, un nodo operativo frequente è la disponibilità dei dati: non sempre le aziende hanno tutte le informazioni necessarie per ricostruire in modo completo il ciclo di vita.. Per questo, l’analisi diventa anche un’occasione di raccolta e organizzazione dei flussi interni, con l’obiettivo di rendere più comprensibili processi complessi e individuare aree di intervento.
Insight: più cresce la quantità di informazioni, più serve qualcuno che sappia trasformarle in regole pratiche, non solo in report.
Nel tempo, Misryoum descrive un’evoluzione anche degli strumenti e del modo di lavorare: l’aumento della mole di dati rende difficile mantenere processi basati su controlli manuali.. L’attenzione si sposta quindi sulla costruzione di meccanismi e regole che possano garantire qualità in modo distribuito, e sulla capacità di tradurre i principi metodologici in istruzioni operative.
Per esempio, viene esclusa la possibilità di integrare compensazioni di carbonio nella comunicazione delle emissioni all’interno delle dichiarazioni, per evitare che elementi esterni alterino la rappresentazione delle prestazioni del prodotto.. In parallelo, la digitalizzazione può rendere più accessibili queste valutazioni anche a realtà più piccole, ma richiede competenze interne per gestire correttamente i dati.
Insight finale: la sostenibilità dei prodotti diventa davvero “misurabile” quando il metodo regge alla prova del confronto, e quando le regole restano chiare anche mentre cambiano strumenti e volumi.