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Dramma denatalità: a San Marino previsti meno di 100 bambini nel 2026

Dai lavori consiliari emergono proiezioni preoccupanti: nel 2026 a San Marino potrebbero nascere meno di 100 bambini.

A San Marino la denatalità smette di essere una tendenza astratta e diventa un tema che, già nel 2026, potrebbe toccare numeri davvero critici: meno di 100 bambini previsti.

Il dato, che va in direzione opposta rispetto a una lettura più ottimista circolata all’inizio dell’anno, è stato portato all’attenzione in Commissione Istruzione da Teodoro Lonfernini.. Il riferimento è alla proiezione sui nati nel 2026, legata all’andamento demografico osservato nei mesi più recenti.

La questione, per quanto raccontata come previsione, sta già accendendo i riflettori su un punto concreto: se la curva resta quella, si rischiano effetti a catena anche sul sistema scolastico e sulle sue risorse.

A gennaio, infatti, il Segretario di Stato con delega alla famiglia Stefano Canti aveva diffuso un comunicato in cui si parlava di inversione di tendenza e di un “trend in crescita”, richiamando i dati del 2025 sulle nascite.. Due giorni dopo, però, Misryoum aveva registrato perplessità sulla valutazione, sollevando dubbi su elementi ritenuti poco convincenti.

In questo contesto, lo scenario discusso in Commissione Istruzione lo scorso 30 aprile ha reso più evidente la distanza tra l’ipotesi iniziale e la lettura del presente.. Lonfernini ha collegato il quadro dei prossimi mesi alle indicazioni disponibili e alla necessità di guardare al futuro senza rimandare le scelte.

Il passaggio chiave è che la denatalità non è solo un tema familiare: diventa pianificazione. E quando mancano i numeri, anche l’organizzazione si muove in fretta, spesso con margini ridotti.

Lonfernini ha richiamato un trend che, secondo quanto emerso, porterebbe nel 2026 a un numero di nati sotto la soglia dei 100.. Nello stesso ragionamento, è stato evocato anche il dato dei 155 nati del 2025 come riferimento già definito “drammatico”, con la preoccupazione che il peggio possa non essere alle spalle.

Non meno rilevante è il nodo delle conseguenze operative: se le previsioni si confermassero, si renderebbe necessaria una riorganizzazione dei plessi e del corpo docente.. In Commissione è stato sottolineato che il personale interessato conta circa mille persone, rendendo ancora più stringente la programmazione.

Questa è la parte che pesa davvero sul territorio: cambiano gli studenti, cambiano le classi, cambia la domanda di spazi e di insegnamento. Senza un piano, il sistema rischia di rincorrere l’emergenza invece di governarla.

Guardando alla dinamica demografica, Misryoum evidenzia come il dibattito innescato da queste proiezioni metta al centro una decisione di metodo: partire dai numeri disponibili e non da letture troppo rassicuranti, soprattutto quando si parla di scuola e risorse.