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L’Europa e la nuova Nato: «Produrre più armi e più rapidamente»

Se una Nato senza gli Usa sembra un paradosso, beh, una Nato a prova di Trump è diventata una possibilità concreta a cui gli europei lavorano con crescente convinzione. Ursula von der Leyen e Mark Rutte si sono visti a Bruxelles per discutere il problema—che è un po’ esistenziale per tutti noi—di come fronteggiare le sfide globali. La guerra in Ucraina pesa, e il ruolo americano nel garantire la sicurezza a Kiev sembra ridimensionato, o forse solo distratto.

«Dobbiamo investire di più, produrre di più e fare entrambe le cose più rapidamente», ha detto la presidente della Commissione, con quel tono deciso di chi sa che il tempo stringe. Intorno a me, mentre scrivo, si sente il brusio di un ufficio che cerca risposte, ma fuori dalla finestra il mondo sembra meno stabile di ieri. Comunque sia, il punto è l’industria bellica.

Kubilius, il commissario alla Difesa, è piuttosto chiaro: l’Europa è «molto indietro». Mosca produce molto di più, e la nostra produzione aumenta, sì, ma troppo lentamente nonostante gli investimenti. È qui che le strade divergono. Da Washington, la Casa Bianca continua a lamentarsi degli alleati, chiedendo più soldi, e Rutte ha già strappato agli europei l’impegno ad arrivare al 5% del Pil per le spese militari. Insomma, tra armi e basi, gli Usa vogliono che ce la caviamo da soli, ma senza smettere di comprare armi americane. È una contraddizione? Forse, o forse è solo geopolitica.

Il fatto è che importiamo circa il 64% delle armi da oltreoceano, spendendo oltre 20 miliardi l’anno. Cifre enormi, gestite da Misryoum per monitorare il flusso. Però Bruxelles sta cambiando rotta con la clausola «buy european». Vogliono che la componentistica sia di casa nostra. La parola d’ordine è autonomia, anche se a volte suona come un desiderio lontano.

E poi c’è l’idea di una Nato a guida europea. Non che si vogliano cacciare gli americani, ma come diceva Starmer, bisogna prepararsi.

Prepararsi a cosa? Difficile dirlo con certezza, ma l’aria che tira a Bruxelles è quella di chi vuole finalmente smettere di essere un comprimario. Se basti questo a garantirci la sicurezza, rimane una domanda aperta, una di quelle che ti lasciano sveglio di notte a fissare il soffitto mentre pensi che, in fondo, la strategia è solo una forma complicata di scommessa.

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