La vela del parapendio si attorciglia: terrore a 900 metri d’altezza

C’era un odore strano, forse la solita umidità del lago, quando all’improvviso il cielo di Malcesine è diventato teatro di un brivido vero. Durante un corso di sicurezza in volo – parliamo di manovre SIV, quelle che servono a imparare a gestire le emergenze – le cose hanno preso una piega decisamente brutta. Mario Giancola, 40 anni, aquilano, si è trovato nel posto sbagliato col mezzo sbagliato. O meglio, la manovra di stallo non è andata come doveva.
Succede in un attimo. A 900 metri di quota, la vela ha deciso di fare di testa sua, attorcigliandosi attorno al pilota come un groviglio di stoffa indomabile. Avete presente quando le cose precipitano letteralmente? Ecco, proprio così. Giancola ha perso il controllo, ma non la testa. O forse sì, un po’ di panico c’è stato, ma è normale, no? — in certi momenti il cuore ti batte così forte che senti solo quello.
Il video che gira online, e che Misryoum ha analizzato, parla chiaro: la caduta è brusca, la vela è un nodo intricato sopra la testa del pilota. Poi, d’un tratto, la scelta che salva tutto: l’apertura del paracadute d’emergenza. Un gesto tecnico, imparato e ripetuto fino alla nausea, che questa volta è servito davvero a portargli la pelle a casa.
L’impatto con l’acqua è stato inevitabile, ma controllato. Qualche contusione qua e là, ma nulla di grave. Insomma, poteva finire molto peggio.
«È stato un errore tecnico mio», ha ammesso poi lui stesso. Giancola racconta di aver abbassato la guardia, un attimo di distrazione che a quelle altezze non ti perdona. La paura, dice, è salita subito, ma l’addestramento ha fatto il resto. Magari non è la cosa più rassicurante da sentir dire, ma è la realtà di chi vola. È andata bene, questa volta.
Chissà se tornerà presto a staccare i piedi da terra, o se quel groviglio di nylon gli resterà negli occhi ancora per un po’. Comunque, le esercitazioni servono proprio a questo, no? A evitare che il peggio diventi la normalità.