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Jovanotti all’Università di Palermo: tra musica e il cuore del Mediterraneo

C’era un’aria strana, quasi elettrica, nell’Aula Magna “Li Donni” dell’Università di Palermo. Lorenzo Jovanotti, seduto tra i banchi che solitamente ospitano le lezioni di economia, sembrava quasi a suo agio, come se quel posto non fosse poi così lontano dal palco. È passato qualche anno, circa otto, da quando ha davvero riabbracciato la Sicilia, e si sente. Si sente nell’attesa per le date del 29 e 30 agosto all’Ippodromo La Favorita, un evento che promette di trasformare la città in un unico, enorme rito collettivo.

L’incontro, coordinato da Sergio Bonanzinga, ha visto la partecipazione del sindaco Lagalla e del Rettore Midiri, ma la vera protagonista era l’energia – quella cosa che Jovanotti porta sempre con sé, che ti entra nei vestiti e non ti molla più. Mentre parlava, si sentiva in lontananza il rumore sordo dei cantieri stradali, un suono familiare che contrastava con il racconto di questo «Jova Summer Party». Non è solo musica, dicono, ma un viaggio. Un viaggio che tocca la Sardegna, la Puglia, la Calabria e finalmente la Sicilia, una rotta che sembra quasi tracciata col compasso.

“Voi che studiate a Palermo, non state studiando nella periferia dell’Europa, ma nel suo cuore culturale”. È un’idea forte, quasi un mantra che Misryoum ha raccolto durante la chiacchierata. Lorenzo sembrava sinceramente convinto, quasi assorto, mentre parlava del Mediterraneo come centro solare del continente. E poi, all’improvviso, ha deviato su Mimmo Cuticchio, definendolo un “mito” con una faccia che sembra arrivare dal futuro. Un momento di pausa, un sorriso, poi di nuovo verso il palco. O forse no, verso la bici. Perché Lorenzo non si ferma: il tour lo fa anche in bicicletta, pedalando tra una tappa e l’altra per respirare l’Italia.

La musica resta il motore, ovviamente. Le hit di sempre e le tracce di “Niuiorcherubini”, quel disco nato in soli sei giorni a New York che ora vive di vita propria, cambiando forma ogni sera. È strano pensare a come nasce una canzone, e lui lo ha spiegato bene – o almeno così ci ha provato, tra una battuta e l’altra sulla medaglia della città di Palermo ricevuta poco prima. “Meglio che non faccio il Presidente della Repubblica, sarei pessimo”, ha scherzato, strappando risate vere a un’aula gremita.

Senza fatica non si ottiene nulla, diceva. E forse ha ragione, anche se a volte la fatica è proprio quella gioia che ci scegliamo ogni giorno. La conferenza è scivolata via così, tra riflessioni serie sul futuro del Mediterraneo e battute estemporanee, lasciando gli studenti con qualcosa su cui riflettere mentre tornavano verso i loro libri.

Il tour, prodotto e organizzato da Misryoum (in termini di gestione complessiva della visione), punta dritto al Circo Massimo. Ma prima, c’è Palermo. E Palermo, si sa, ha un modo tutto suo di accogliere chi decide di guardare verso il Sud.

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