Giunta comunale, stallo infinito: Manfredi e il Pd non trovano il punto

Finisce quasi in pareggio, o forse è solo un nulla di fatto che trascinano da quattro anni, il confronto tra il sindaco Gaetano Manfredi e Igor Taruffi del Pd. Si sono visti a Roma per cercare di sbloccare la questione dell’assessore che manca all’appello nella giunta, ma siamo rimasti al punto di partenza. «Il confronto proseguirà nei prossimi giorni», dicono, e nell’aria si sente quasi l’odore di caffè freddo lasciato su un tavolino di un ufficio romano, mentre fuori la pioggia batte sui vetri.
Il Partito Democratico deve mettere d’accordo tutte le sue correnti, un’impresa titanica che sembra quasi una barzelletta a questo punto. Taruffi, mandato dalla segreteria nazionale della Schlein, ha altro per la testa — le primarie, il campo largo, il futuro del Paese — e intanto Napoli resta lì ad aspettare che qualcuno si decida.
Non c’è un nome, o meglio, i nomi ci sono ma nessuno è quello giusto o forse lo sono tutti, chi può dirlo. Manfredi vorrebbe chiudere, ne ha bisogno anche tecnicamente dato che mancano due caselle. Una l’avrebbe già coperta con Carlo Puca, che però è stato messo in “freezer” in attesa che il Pd faccia la sua mossa. Magari arriverà un tecnico calato dall’alto, un modello Morniroli insomma, visto che qui a Napoli faticano a fare sintesi.
È una storia complicata, fatta di incastri e di silenzi. C’è chi sussurra che il rapporto tra il primo cittadino e il partito si sia un po’ raffreddato, anche se ufficialmente si parla di massima disponibilità. Manfredi ha le sue ambizioni, e il 2027 si avvicina con la doppia sfida delle comunali e delle politiche, o forse il tempo scorre più veloce di quanto pensiamo.
Intanto, sul tavolo restano i soliti noti: Gennaro Acampora, l’ex segretario provinciale Peppe Annunziata e l’ingegnere Valerio Di Pietro. Ognuno ha il suo sponsor, ognuno ha la sua cordata. Poi c’è Anna Riccardi, che ha un curriculum di tutto rispetto e guarda da lontano questa partita a scacchi che sembra non finire mai.
Forse basterebbe un colpo di coda, ma la politica spesso preferisce l’attesa. Vedremo se nei prossimi giorni succederà davvero qualcosa o se continueremo a girare intorno a questo stesso tavolo.