Estradato negli Usa il cinese: la famiglia “nemmeno avvisata”, secondo gli avvocati

Gli avvocati di Xu Zewei denunciano: dopo la consegna alle autorità estere il 25 aprile, il 27 non risultano notifiche né informazioni sulla collocazione. Il caso resta legato alle accuse USA di spionaggio.
MILANO — La consegna alle autorità statunitensi di Xu Zewei, ingegnere cinese di 33 anni, è finita al centro di una nuova polemica. Secondo i suoi legali, la famiglia non sarebbe stata avvisata.
A renderlo noto, in una nota, sono gli avvocati Simona Candido ed Enrico Giarda.. Dopo le notizie apparse nei giorni scorsi, avrebbero contattato la casa circondariale di Pavia, che avrebbe confermato che il 25 aprile 2026 Xu Zewei è stato “consegnato alle autorità estere”.. Eppure, proprio nel momento in cui la vicenda si sposta sul piano internazionale, i difensori segnalano un vuoto di comunicazione: il 27 aprile non avrebbero ricevuto alcuna notifica, né sarebbe stato comunicato a loro e alla famiglia dove si trovi attualmente il 33enne.
La questione, per chi segue il caso, non riguarda solo la cronologia.. La modalità con cui avviene una consegna dopo una procedura di estradizione incide concretamente sulla possibilità di mantenere contatti regolari, sulla pianificazione della difesa e sull’assistenza legale.. Quando la comunicazione si interrompe, il rischio è che l’avvio della fase successiva si svolga senza i necessari passaggi informativi, lasciando i familiari in una situazione di incertezza.
Xu Zewei era stato arrestato il 3 luglio 2025 a Malpensa dalla Polizia, su mandato degli Stati Uniti.. Le accuse riguardano un presunto coinvolgimento in attività di spionaggio tramite un presunto team di hacker, con l’idea che sarebbero state sottratte informazioni anche su terapie e vaccini anti-Covid nel 2020.. Dopo le fasi giudiziarie in Italia, l’estradizione sarebbe diventata operativa: decisione del Ministero della Giustizia, con il via libera della Corte d’Appello milanese e della Cassazione.
Gli avvocati richiamano il percorso processuale e dicono di ritenere che le criticità già sollevate nel giudizio stiano “puntualmente verificandosi”.. La frase, pur non indicando dettagli operativi ulteriori, restituisce l’idea di un timore che, a loro dire, si è trasformato in un fatto.. In altre parole: non solo la consegna avvenuta, ma la mancanza di aggiornamenti immediati su dove si trovi la persona estradata.
In questo tipo di procedure, i tempi di aggiornamento e le comunicazioni tra autorità, difesa e familiari possono fare la differenza.. Per un indagato o un detenuto, ogni spostamento può comportare cambiamenti pratici: contatti con i legali, accesso a documenti, organizzazione dei colloqui.. Per la famiglia, invece, la mancanza di informazioni aumenta la tensione e la sensazione di impotenza, soprattutto quando si susseguono comunicazioni frammentarie.
C’è anche un aspetto più ampio: casi del genere tendono a riaccendere il dibattito sul confine tra giustizia e garanzie.. La cooperazione tra Paesi, necessaria quando entrano in gioco accuse transnazionali, impone passaggi precisi e verificabili.. Quando emergono contestazioni sulla tempestività delle notifiche, la vicenda diventa anche un test su come funzionano i canali informativi.
Per Misryoum, la cronaca di questi giorni va letta dentro un quadro che unisce diritto e comunicazione: dopo una decisione che ha superato i gradi di giudizio, la fase successiva dovrebbe garantire continuità e chiarezza.. Al momento, però, resta il nodo sollevato dai legali: il 25 aprile la consegna risulterebbe avvenuta, ma il 27 non ci sarebbero notifiche e non sarebbe nota la collocazione della persona estradata.
Il caso, nelle prossime ore, potrebbe portare a nuove richieste formali di informazioni e a verifiche interne sui flussi informativi.. Intanto la famiglia di Xu Zewei continua a chiedere risposte, mentre la difesa punta a ottenere un quadro completo per gestire la tutela dei diritti nella fase avviata oltreoceano.