Caressa rompe il silenzio: lo scontro con Adani e Cassano si accende sui social

Sembra che non ci sia pace nel mondo del commento calcistico italiano. Il solito botta e risposta, o meglio, le solite stoccate a distanza, hanno raggiunto un nuovo picco in questi giorni. Al centro della tempesta ci sono sempre loro: Lele Adani e Antonio Cassano, che da tempo ormai – tra una diretta e l’altra su ‘Viva El Futbol’ – non perdono occasione per punzecchiare Fabio Caressa. Ma stavolta il telecronista ha deciso di non lasciar correre e ha risposto direttamente sui suoi canali social.
Mi è arrivato il suono di una notifica proprio mentre bevevo un caffè veloce, quasi a sottolineare quanto tutto questo rumore mediatico sia diventato onnipresente. Caressa ha paragonato gli insulti ricevuti a qualcuno che urla per strada: «Se sei sul marciapiede e uno ti urla degli insulti sgangherati, che fai? Mica gli rispondi, lo guardi e pensi: poveraccio, che fine ha fatto». Ecco, l’ha messa giù in modo piuttosto diretto, quasi brutale, lasciando intendere che il livello del confronto sia sceso parecchio.
Il punto vero però, secondo Caressa, è un altro e riguarda la professionalità. Lui si sente legato a filo doppio con i marchi per cui lavora da decenni. E qui scatta il dubbio, o forse la provocazione: «Siamo sicuri che uno che rappresenta un’azienda come la Rai possa avere certe libertà?». Si chiede, insomma, se il servizio pubblico debba accettare che i propri volti partecipino a contesti dove le offese sono all’ordine del giorno. O forse non gli importa? Non lo dice esplicitamente, ma il dubbio resta lì, appeso a mezz’aria.
È una questione di etichetta, dice lui. O forse di dignità aziendale, chissà.
«Non voglio dare lezioni a nessuno», ha precisato quasi per smorzare i toni, anche se poi ha ribadito il concetto principale: non basta cambiare cappello o maglietta per smettere di rappresentare chi ti paga. I brand che portiamo addosso sono lì, sempre visibili, e il modo in cui ci comportiamo parla per loro. Un discorso che fila, certo, ma che inevitabilmente alimenterà nuove polemiche nei prossimi giorni, visto che la reazione di Adani non si farà attendere, probabilmente.
Alla fine, Misryoum osserva come questo scontro sia lo specchio di un modo di fare comunicazione che sta cambiando, dove i confini tra opinione privata e rappresentanza istituzionale si fanno sempre più labili, forse troppo.